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Tra il monte Maggiorasca e il Groppo Rosso

29/05/2017 16:07

                                                       Tra il Monte Maggiorasca e il Groppo Rosso

Una panoramica su tutti i monti attorno a S. Stefano d’Aveto

Sviluppo: Prato della Cipolla – Monte Maggiorasca e Monte Bue – Groppo delle Ali – Ciapa Liscia - Groppo Rosso – Rocca d’Aveto Dislivello: 450 m in salita e 850 in discesa – Lunghezza: 10,5 Km Difficoltà: E

Ore di marcia: 4.15 ca.
Periodi consigliati: da maggio a ottobre
Accesso: uscita autostradale A12 di Lavagna. Si prosegue in direzione nord verso Carasco e Santo Stefano d’Aveto. A Rezzoaglio si prende una delle due strade per S. Stefano d’Aveto, e dal centro del paese saliamo fino a Rocca d’Aveto.

Con questo itinerario passiamo in rassegna tutti i monti attorno alla conca dove sorge S. Stefano d’Aveto, con in evidenza la vetta più elevata dell’Appennino Ligure: il Monte Maggiorasca. Assieme a questa importante montagna troviamo un corollario di monti molto significativi: dal Monte Bue al Groppo della Ali, passando per la Ciapa Liscia e il Groppo Rosso, forse la vetta più caratteristica della zona. Sono tutte vette di natura basaltica, che emergono dal folto delle faggete con imponenti bastionate rocciose, ciascuna con la sua personalità.

Per i sentieri da trekking che andremo a percorrere ci prepariamo eqipaggiati di una buona attrezzatura da trekking: zaini Deuter ACT Trail Pro 40, Futura 30 SL, Groden 32 e AC Lite 26. Si parte da Rocca d’Aveto (1281 m), nelle immediate alture di S. Stefano d’Aveto, dove possiamo decidere se salire a piedi al Prato della Cipolla (1600 m – segnavia un cerchio pieno con linea gialla), oppure accorciare l’itinerario di salita di oltre 1 ora di cammino, con la seggiovia che collega i due siti in meno di 15 minuti. Con quest’ultima soluzione concentriamo le forze sul lungo itinerario di traversata.

Dalla stazione d’arrivo della seggiovia si procede in discesa verso il Prato della Cipolla (seguire i cartelli in legno), una conca di origine glaciale sbarrata a sud da un complesso morenico che ne ha determinato la formazione. E’ una zona che è stata rivalutata di recente grazie all’apertura della seggiovia, dove funziona un punto ristoro avente gli stessi orari di apertura dell’impianto di risalita, e dove sono stati sistemati alcuni tavolini con panche, alcuni dei quali al coperto di una struttura in legno. Ad incombere sull’ampia zona prativa è il Groppo delle Ali, una struttura rocciosa bifida, dove i due speroni sono collegati da un ponte tibetano, mentre la vetta è raggiungibile con una ferrata. Ce ne occuperemo dopo, in quanto puntiamo inizialmente sulla vetta più orientale della zona, il Monte Maggiorasca, che raggiungeremo con un ampia strada sterrata. In realtà si tratta di una pista da sci che scende dal Monte Bue al Prato della Cipolla. Per evitare le forti pendenze esistono alcuni tratti dove un sentiero da trekking affianca la pista, in maniera da rendere la salita e la discesa meno

scivolosa. In 20 minuti saliamo fino al passo (1718 m) tra il Monte Bue e il Maggiorasca, dove proseguiamo temporaneamente sulla destra.
La salita diventa più tranquilla, e passa in mezzo ad una faggeta con alla base un tappeto di mirtilli e lamponi. Dopo un paio di strappi siamo arrivati all’anticima, dove troviamo alcuni impianti ripetitori. Da qui la vetta del Monte Maggiorasca (1804 m – 30’ di cammino dal Prato della Cipolla) è visibile grazie alla sua vicinanza, e alla presenza dell’imponente statua della Beata Vergine di Guadalupe, installata in vetta nell’agosto del 1947 da parte dei valligiani che l’avevano già eletta patrona della vallata (vedere le targhe apposte alla base della statua). Un altarino sorge in mezzo al prato sommitale, dove viene celebrata la messa di commemorazione dell’evento, ogni anno.

Il panorama dalla vetta spazia su tutto l’Appennino Ligure e in lontananza le Alpi.
Torniamo sui nostri passi, e ritorniamo al passo tra i due monti che avevamo prima lasciato. Saliamo ora in direzione del Monte Bue (1771 m - 25’ di cammino dal Monte Maggiorasca), seconda vetta per altezza dell’Appennino Ligure, meno appariscente rispetto alle cime limitrofe, in quanto rappresenta una sorta di anello di collegamento tra il Maggiorasca e il Monte Nero (1752 m), già in territorio emiliano.
Sulla sommità troviamo i ruderi dei vecchi impianti di risalita che creano un effetto spettrale, ma che possono trasformarsi in ripari contro le intemperie. Da qui scendiamo lungo la zona di crinale, seguendo i segnavia bianco – rossi e i cartelli che indicano inizialmente il sentiero per il Monte Nero. Al bivio successivo si prende il sentiero 001 che scende in direzione del Prato della Cipolla. Qui ritorniamo dopo circa mezz’ora di cammino.
Quando siamo in vista della vasta area prativa, possiamo effettuare una digressione verso il vicino Groppo delle Ali, (1680 m). Per raggiungere la base della vetta rocciosa occorre scendere in direzione di un ruscello, guadarlo, e successivamente risalire un sentiero molto angusto tra gli alberi che termina tra i sfasciumi di roccia alla base della roccia bifida. Da qui in poi è un percorso di ferrata. Si ritorna poi dalla stessa strada (20’ di cammino A/R).
Dal Prato della Cipolla seguiamo ora un ampio sentiero che dalla zona pic-nic si stacca verso la vicina faggeta. Prima superiamo alcuni guadi e poi ci portiamo al fresco del fitto bosco. Da notare come gli esemplari di faggio siano quasi allo stato arbustivo, senza grandi o mastodontici alberi secolari.
Il tracciato prosegue tranquillo in piano, e propone alcune deviazioni verso il Lago Nero e sul versante opposto, verso Rocca d’Aveto. Seguendo attentamente le indicazioni fornite dai cartelli in legno possiamo individuare immediatamente la strada giusta.
Dopo 30 minuti di cammino lungo il sentiero da trekking giungiamo di fronte al Rifugio Astass (1599 m), sempre aperto, immerso nel bosco e dotato di veranda e barbecue. Da qui raggiungere il Groppo Rosso ci vuole poco, ma prima di arrivare in questa stupenda montagna possiamo effettuare una digressione verso nord, verso il sistema dei monti Roncalla e Ciapa Liscia. Si tratta di due montagne molto panoramiche sulla val d’Aveto, unite da una cresta la cui parete occidentale è letteralmente franata verso valle, formando la suggestiva Conca Tribolata.
Inizialmente si cammina nel folto dei faggi, ma dopo un bivio si svolta improvvisamente a sinistra, dove sbuchiamo nella zona prativa di Prato Pero, che anticipa col suo tappeto di mirtilli la vetta del Monte Roncalla (1658 m – 15’ di cammino dal rifugio Astass), ultima vetta in territorio ligure.
Per giungere sulla vicina Ciapa Liscia (1652 m – 10’ di cammino dal Monte Roncalla) si procede sul crinale che offre vari saliscendi da trekking. Anche questa vetta appare tondeggiante in vetta, ma offre allo stesso tempo lo spettacolo della vasta frana sul versante occidentale. Da qui si può procedere verso il Passo Crociglia, passando verso la Rocca Marsa (1512 m), attraverso un sentiero da trekking di cresta piuttosto difficile.
Torniamo indietro sui nostri passi fino al bivio vicino al rifugio Astass, che ora eviteremo, per dedicarci nell’ultimo tratto alla stupenda vetta del Groppo Rosso (1594 m - foto). Più che di un monte bisognerebbe parlare di un sistema di vette a diversi livelli, solcati da profondi canaloni sul versante meridionale che precipita verso S. Stefano d’Aveto. La vetta è contraddistinta da tre terrazzi panoramici sulla conca avetana e i monti circostanti. Sotto di

noi i stupendi dirupi e un appendice del cimotto del Birillo, sorta di anticima del gruppo montuoso. Dopo una sosta nei tre avamposti panoramici, scendiamo ora sul fianco occidentale della montagna, seguendo il percorso da trekking con il segnavia triangolo vuoto giallo, che nel giro di 1 ora ci porterà verso Rocca d’Aveto.

Questo panoramico sentiero da trekking scende tra i faggi della zona sommitale, per poi tuffarsi nella zona prativa a cavallo tra il Groppo Rosso e il Monte Bocco (1381 m), dove troviamo un solo casone in pietra utilizzato come ricovero per il bestiame. Prima di questo troviamo un paio di bivi che portano verso la zona del Passo del Bocco e la già citata Valle Tribolata.
Alcuni tornanti fanno perdere rapidamente quota, e propongono un continuo cambio di vegetazione che alterna tratti scoperti su prato ad altri più ombrosi nel bosco.
Arriviamo così nella zona adibita a pascolo, dove occorre superare un rudimentale cancello per il bestiame. Troviamo anche una fontana – abbeveratoio, che si trova al bordo della recinzione. Seguiremo un pezzo di quest’ultima, fino a superare un altro cancello.
Siamo quasi giunti in paese, dove troviamo numerosi pini mughi ridotti ad arbusto, ginepri e rose canine. Il sentiero da trekking arriva nei pressi della statale per Rocca d’Aveto, all’altezza delle prime case. Per ritornare verso il centro del paese possiamo proseguire lungo il sentiero che sale verso il Prato della Cipolla, guadando e successivamente affiancando un ruscello. Seguendo il segnavia giallo (un pallino pieno con linea – 15’ di cammino), affianchiamo per un tratto la strada rotabile fino ad incontrala. Ancora un tratto di sentiero e in breve raggiungiamo le immediate vicinanze della stazione di partenza della seggiovia. Qui termina il nostro itinerario

Un consiglio: informarsi preventivamente sui periodi di apertura della seggiovia per Prato Cipolla (vedi sito del comune di S. Stefano d’Aveto) 

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